I pericoli del cibo
I pericoli del cibo

I pericoli del cibo

La fretta si dice essere una cattiva consigliera. Un detto ancora più vero quando ci si accinge a scegliere un alimento.

Forse perché la vita ci costringe a correre tutto il giorno e per questo in pochi si ricordano quanto Seneca ci ha trasmesso a proposito del valore del tempo.

Possediamo soltanto il tempo e lo concediamo senza indugio a questo, a quello, alla visione di programmi di intrattenimento (la parola stessa dovrebbe far riflettere).

Non voglio essere “intrattenuto” e divenire così un suddito di una scatola assordante.

Dato che come scrive Seneca siamo ricchissimi se sappiamo essere padroni del nostro tempo sarebbe utile godere al massimo di questa ricchezza.

Feurebach ha scritto che siamo ciò che mangiamo e penso che pochi possono non essere d’accordo.

Ho scritto tanti anni fa che noi mangiamo come siamo.

Se siamo poco interessati a quello che inviamo nel nostro stomaco avremo di certo sorprese non gradite con passare degli anni.

Se invece siamo interessati a nutrire con piacere e amore la nostra vita con ingredienti e alimenti autentici naturali, saputi trasformare in pietanze gustose, saremo in salute e vitali.

Si sente ripetere all’infinito di mangiare sano per stare in buona salute.

Il consiglio però finisce qui. Chissà perché.

A questo consiglio segue la descrizione della piramide alimentare sulla quale sono scritti libri su libri di bla bla bla.

Insomma, mai un pensiero scollegato da interessi di questa o di quella parte.

Noi siamo animali semplici e con questo sottolineo per semplice la grande complessità che sottintende a questo aggettivo.

Il nostro organismo necessità di ingrediente freschi, raccolti in stagione, preparati con cura, elaborati il meno possibile e associati con pochi altri ingredienti che giunti nel nostro stomaco non litigano tra loro. Punto.

La sorpresa è che tutto questo produce piacere e benessere!

Un esempio: la pasta deve essere prodotta con farina di grano antico, pastificata con trafila in bronzo sottovuoto, essiccata alla temperatura massima di 50 gradi centigradi.

Ma poi non “bollita” in pentola con litri su litri di acqua. Così facendo si perdono costituenti e sali minerali. Il piacere e il nutrimento finiscono in buona parte con lo scola pasta nell’acquaio. Questo è soltanto un piccolo grande esempio.

Prova il nostro metodo di cottura della pasta direttamente in padella.

Il pericolo più grande che portiamo sulle nostra tavola è il non pensare al cibo che ci porta piacere e benessere. Ma soltanto a quello che “ci va di mangiare”.

Siamo l’equivalente di una pianta domestica, una pianta da frutto, ma se non la coltiviamo con amore e sapienza non raccoglieremo i suoi frutti.

O basterebbe osservare con quanta cura una mucca al pascolo sceglie le sue erbette e si nutre per quel tanto che basta. QB.

Difficile immaginarla in cerca di un antipasto, primo, secondo, frutta, dolce e caffè. Sorridere fa bene anche alla mucca!

Si acquistano ingredienti, alimenti di ogni tipo e si portano in tavola come trofei o come leccornie senza aver mai pensato prima cosa ci chiede il nostro stomaco.

Lo stupire i propri commensali o clienti nel ristorante con ingredienti non genuini, non autentici, associati come una pizza mare e monti, prosciutto e melone, sembra essere divenuto l’equivalente di un gol calciato da 50 metri.

Ma quasi nessuno ascolta cosa racconta il proprio stomaco, pochissimi si domandano alla sera cosa hanno consumato la mattina e a pranzo.

La scelta degli ingredienti e degli alimenti richiede conoscenza, ma per conoscere si deve essere consapevoli che questo è il primo pensiero che ci fa vivere la nostra vita in salute e vitali.

Se ci ammaliamo la nostra vita non è più nostra. Troppo difficile da capire?

Cosa vogliamo? Soldi, case, ville, barche, viaggi, donne, uomini, potere?

Ma se poi la salute se ne va cosa c’importa più di questa nostra droga mentale rappresentata dal possesso e dal potere?

Quindi il vero pericolo del cibo è l’assenza di pensiero che ci viene trasmessa dal vivere quotidiano, dai media, dai grandi interessi.

In fondo per capire quanto stiamo viaggiando contromano ci basta riflettere sul significato di Malattia. Ognuno pensa che la malattia sia un problema da consegnare al proprio medico con timore e angoscia data dalla non  conoscenza. “Dottore cosa ho? Che malattia ho?”

Invece di pensare che il termine malattia ha un significato opposto.

Malattia deve essere definita come Processo di Guarigione in atto.

E’ l’organismo che invia segnali, attraverso, il dolore, la febbre, la tosse e via di seguito. Se hai frequenti mal di testa domandati che gran lavoro hai richiesto al tuo fegato. E’ lui che ti invia questo segnale, il mal di testa. Quasi sempre.

Dobbiamo iniziare un percorso di conoscenza su quali alimenti ci portano la salute e quali e quanti ci portano ad avere processi di guarigione.

Per smettere di domandare al medico “Cosa Ho” chiediamoci con quale criterio abbiamo scelto gli alimenti che portiamo sulla nostre tavole ogni giorno.

Perché ci va di mangiare questo o quello senza chiedere al nostro stomaco se lo potrà trasformare in piacere-benessere.

Rifletti prima di pensare ci dicono i saggi. Se invece di saper scegliere i tuoi alimenti lasci che siano gli alimenti a scegliere te sei fritto.

Libertà significa non aver paura. Ma per essere liberi dobbiamo iniziare da cosa e come alimentiamo il nostro vivere. Informazione compresa in primis.

Salute e Gioia a tutti.

Giuseppe Grappolini

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Naturale. Bello. Integrale. E così sia.