Naturale. Bello. Integrale. E così sia.

Ultima parte

Ma quanto effetto placebo ci produce l’aggettivo naturale? Così tanto da subirne la dipendenza. Il pensiero corto ci restituisce la calma interiore, ma ha lo stesso risultato degli antibiotici che coprono gli effetti e non curano la causa. Come la cenere sul carbone acceso. Così la mente può continuare a mentire e raccontarci che in fondo è “naturale”! Quando si decide di rimuovere la cenere i carboni sono ancora accesi e continuano a bruciare. Meglio non basare le opinioni sui fatti, altrimenti ci si stanca nel porsi domande e a cercare risposte. Così naturale ricopre anche la veste di genuino, inalterato nei suoi costituenti originari. A questo punto chi si fa ancora domande passa per un balls breaker. Cosa vuoi di più. Ho visitato l’oliveto, ero li durante la raccolta, poi sono andato al frantoio e ho visto tutto con questi occhi! Ho riempito i miei contenitori, li ho messi in auto e questo è il risultato. Ma lascia perdere le tue stupide osservazioni. E’ naturale, bello e integrale. In una parola genuino. I nostri occhi vedono quello che vogliono vedere, recita un vecchio detto. Eppure è semplice osservare come il percorso dell’oliva per divenire olio non sia appropriato.

La pelle, epicarpo, dell’oliva è porosa. La raccolta inizia dopo 4, 5 e anche 6 mesi di crescita dei frutti. Le reti vengono spostate da un olivo all’altro giorno dopo giorno. Poi le cassette per contenere i frutti e infine le lavatrici (le chiamano così), precedute dalle defogliatrici. Le diverse varietà dell’oliveto producono differenti gradi di maturazione dei frutti. Maturi, ultra maturi, semi maturi, acerbi. Pare proprio un Odissea. La spremitura e l’estrazione ci consegnano l’olio dal separatore centrifugo con tanti residui di microcomponenti a lui estranei. Naturale, bello integrale. Abbiamo impiegato anni di studi per trovare il bandolo della matassa. Personalmente non riuscivo a sopportare perché l’olio delle olive invecchiava in pochi mesi dal raccolto delle olive e per di più era impensabile usarlo nella produzione di biscotti e prim’ancora di pietanze. Figurarsi il fritto!!! Poi un giorno nel 2006 dopo circa 5 anni spesi in ricerca tutto si è svelato. Un intero sistema operativo distante anni luce da quello che avevo appreso rendeva l’olio stabile nei suoi componenti originari per tanti mesi, fino almeno a 36.

Mi sono detto: la storia si ripete. L’inganno che ci viene dal pensiero corto ci annebbia anche la vista. Se a questo ci si sommano gli interessi economici si crea un mostro dalle mille e una testa. La data di scadenza si è rilevata una balla gigantesca per il fatto che è opinione generale che l’olio durante il primo anno di vita invecchia. In effetti è come lasciare un uomo con un sistema immunitario debole assalito da un batterio. Difficile immaginare che… . Se invece il batterio colpisce un individuo forte e sano fa la fine che si merita. Così un sistema operativo che abbiamo realizzato rende un olio genuino di nuovo sano e gli permette di essere nostro amico per pietanze prelibate e ricche di sostanze naturali sane. Quanti si ricordano il detto della maestra elementare: se usi il cervello di un altro il tuo lo puoi friggere. Questo si che è naturale, bello, integrale nel senso di ovvietà.

Orevuar.

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